La CSR delle catene alberghiere internazionali
Xavier Font dell’International Centre for Responsible Tourism dell’Università di Leeds ha recentemente presentato i risultati di un’indagine condotta nel corso di sei mesi che ha coinvolto dieci catene alberghiere internazionali e ne ha valutato le pratiche di Social Corporate Responsibility. La classifica ha visto primeggiare Accor, seguita da Sol Melia e Marriot. I risultati dell’indagine sono stati pubblicati sulle riviste delle associazioni dei consumatori di otto paesi: Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Italia, Spagna, Svezia e Svizzera.
Le aziende sono state valutate rispetto alle politiche aziendali, alla gestione dell’impatto ambientale, sociale ed economico, al coinvolgimento e la trasparenza verso il cliente finale. L’indagine è stata condotta presso le strutture alberghiere presenti in Thailandia, Messico e nel Mediterraneo.
L’obiettivo è stato duplice: da una parte informare i consumatori sugli impatti che l’attività turistica genera sui territori dove viene praticata e influenzare la scelta delle strutture alberghiere, dall’altra analizzare le politiche di CSR delle catene alberghiere e constatare come esse vengano messe in pratica.
L’analisi è stata condotta sulla base di fonti fredde (analisi del materiale accessibile online), interviste realizzate con un questionario presso il management della strutture e visite sul campo (2 – 3 per ciascuna catena nelle diverse destinazioni). Sulla base dell’analisi è stato attribuito un punteggio ed è stata realizzata un documento di restituzione della visita sul campo che è stato poi consegnato alle strutture coinvolte.
I risultati hanno messo in luce come l’adozione di certificazioni che riconoscono l’implementazione di pratiche di gestione della sostenibilità spesso non viene tradotta in azioni effettive da parte delle catene alberghiere. L’attenzione è rivolta unicamente agli aspetti della sostenibilità che riguardano l’ambiente mentre vengono trascurati quelli riguardanti gli impatti sulle comunità interessate e gli impatti economici. Per quanto concerne le politiche adottate in materia occupazionale le catene alberghiere rivelano di aderire principalmente agli standard minimi richiesti dalla legge vigente nelle destinazioni dove operano. I contratti del personale sono spesso frutto di una negoziazione con i sindacati per la stesura di contratti collettivi mentre per quanto riguarda i salari il riferimento è quasi sempre il minimo di legge, non il costo della vita nella destinazione. Un aspetto quasi totalmente trascurato è quello riguardante le politiche a difesa della biodiversità dei luoghi.
di Stefano Andreotti
stefano.andreotti@antipoditourism.com
| Stampa l'articolo | Questo articolo è stato pubblicato da Fabio il 23/03/2011 alle 21:04, ed è archiviato come Turismi responsabili. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso RSS 2.0. I commenti sono disattivati, puoi segnalare un trackback dal tuo sito. |
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