La splendida utopia del turismo comunitario
Su Turismi Responsabili ancora non si è parlato di turismo comunitario. Una scelta consapevole: questa newsletter volge lo sguardo all’industria turistica e a come è possibile interpretare oggi, su un mercato in continua evoluzione, i valori del turismo responsabile. In Italia, per molto tempo, si è pensato che il turismo comunitario, o community-based tourism, fosse l’unica possibile realizzazione etica del fenomeno turistico. A lungo si è sostenuta la tesi secondo la quale i progetti di cooperazione allo sviluppo nei paesi nel Sud del mondo dovessero realizzare sistemi di offerta di questo tipo, facendo riferimento a modelli economici “alternativi” o “solidali”. Purtroppo la maggior parte di questi progetti falliscono: il prodotto non è competitivo, le strategie di promozione e commercializzazione poco efficaci, presenze ed arrivi non sufficienti a sostenere le microimprese. L’idea alla base del CBT è affascinante e, per certi versi, utopica: sistemi di offerta autogestiti, modelli di proprietà collettiva dei beni e dei servizi, massima valorizzazione delle tipicità locali. Molto di rado, però, a tutto questo viene affiancato un business plan che dimostri la fattibilità del progetto e la sua capacità di sostenersi sul medio periodo, o un piano di marketing che individui target, mercati e canali. L’errore di fondo è comune a quasi tutti i progetti: si è sempre considerata la costruzione dell’offerta come un’attività indipendente dalle azioni di marketing. Prima ci si proccupa di realizzare le strutture ricettive e i servizi a base comunitaria, e solo in secondo momento a “promuoverli”. Lo sviluppo sociale o politico delle comunità è considerato come una leva a sè stante, che segue un percorso proprio. Secondo questa logica il marketing diventa un dovere, un’attività che “bisogna fare”, e non è mai una priorità. Il malinteso è evidente: il prodotto è una leva di marketing, probabilmente, in questi casi soprattutto, la più importante. Relegare la voce “marketing” ad una serie di generiche attività promozionali significa partire con il freno a mano tirato. Il successo commerciale dei sistemi di CBT è già compromesso in fase di progettazione. I casi virtuosi sono pochi, ma ci aiutano a capire quale strada è necessario seguire. Dedicheremo ulteriori approfondimenti su questa tematica nei prossimi numeri di Turismi Responsabili.
di Fabio Sacco
| Stampa l'articolo | Questo articolo è stato pubblicato da Fabio il 04/04/2011 alle 12:46, ed è archiviato come Turismi responsabili. Puoi seguire i commenti a questo post attraverso RSS 2.0. Puoi pubblicare un commento o segnalare un trackback dal tuo sito. |















